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This last supper makes you even more beautiful, as if you were created by the master himself 'cause you consist of imploding energy, let me save you from your unbearable hell, hell, hell, hell. From your hell

Al pensiero e alla successiva vista di orde di genitori+bambini (nel pomeriggio) e di studenti e ggiovani o presunti tali in generale (la notte) che si riversano per le strade delle città, tutti intenti a festeggiare il per noi ormai imperituro rito di Halloween, intabarrati in mantelli da strega o stregone e, ancor più, coi capi coperti dagli immancabili copricapi da strega o stregone, – perché non oso pensare cosa i più arditi e stravaganti potrebbero arrivare a concepire come brillante travestimento per questa frizzante seratona della trasgressione –, be’, a questo pensiero ci si domanda d’improvviso e con vivo disappunto come mai quest’anno il Vaticano non abbia ancora esternato contro questa orribile, qui da noi, festa pagana, che dileggia gli assenti e il loro culto, che mira a sostituire una festività religiosa con una blasfema a tematica ad essa contigua, che vuole sradicare questo paese dalle sue origini cristiane e che svuota tutto ciò che è stato insegnato da anni e anni di visioni di telefilm con puntata speciale dedicata ad Halloween di ogni fascino e attrattiva per trasformarlo nell’ennesimo troiaio da sabato pomeriggio in centro. Amen.

E come al solito Borgo Natìo e la Barbagia, al di là della loro superficiale connotazione d’arretratezza, si rivelano inverosimilmente branchée e all’avanguardia, nel loro festeggiare i defunti col rito del pane e binu (pane e vino), in cui i bimbini vanno di casa in casa e chiedono “A no nde dais pane e binu?” (Ci date pane e vino? da dare poi ai morti, ndr) per poi ricevere schifezze varie, residuati di cioccolatini e caramelle dalle famiglie più sprovvedute (la mia, of course) e dindini. In alcuni paesi vicini a Borgo Natìo questa tradizione viene chiamata Su mortu mortu (il morto morto) o anche Su prugadorieddu (Il purgatorietto), a sottolineare la spensieratezza del gioco. Divulgo queste informazioni non a scopo peri-Pro Loco, ma per spingere tutti i devoti di Santa Romana Chiesa che passano per queste pagine, sicuramente tantissimi, a ricordare all’italiano medio (maschio, perché qui si parla solo del proprio orticello) che truccarsi maldestramente da zombie per vivere il brivido dell’oltretomba è superfluo, quando basterebbe avventarsi contro il primo JSP in transito verso la PAM per fare la spesa della tristezza (Nutella, una mozzarella low-cost e tonno) e baciarlo avidamente per assicurarsi di bruciare eternamente tra le fiamme dell’inferno.

Pubblicato il 31/10/2009 alle 18.55 nella rubrica Diario.

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