.
Annunci online

JeSuisPop
Il Nulla che appare (Per gli Inetti del Nuovo Millennio)
 
 
 
 
           
       

 
18 luglio 2010

2004-2010



Io traggo i sogni più belli dal magazzino di stoffe e di merletti della Venice-Silk Company, ma non saprei intorno a quale nuca cingere perle.



28 giugno 2010

And it's OK to eat fish, 'cause they don't have any feelings

Caro Diario,

spesso ho sentito dire che un fatto doloroso può servire a rimettere sul piatto della bilancia la propria vita, a leggerla finalmente con occhi diversi, quasi fosse un segnale dall'alto.

C'è chi deve combattere malattie tremende.

Chi deve rimettere insieme i frammenti di un cuore spezzato.

Chi deve superare la perdita di un proprio caro.

Io sono stato punto da un pesce ragno. Ognuno ha, chiaramente, l'epifania che si merita.


Ci trovavamo nella meravigliosa e incontaminata riviera romagnola. Una pigra domenica ravvivata dalla gioiosa idea di andare al mare (alle tre di pomeriggio, ndr).

Arrivati da qualche minuto nel grazioso lido, avevo deciso di interrompere la mia litania di “Che schifo, che orrore, voglio morire, Gesù, ma perché non me ne torno in Sardegna, la regione più bella dell'universo?” con un bagno ristoratore. Mal me ne incolse! Poseidone, offeso dal mio disprezzo, oggettivamente pesante, per quel tratto del suo regno, ha fatto sì che mentre mi muovevo splendido a dieci metri dalla riva, venissi colpito da un dolore acuto e persistente a un piede.

Caro diario,

hai presente cosa vuol dire sentirsi soli e incompresi nei momenti di necessità più impellente? Mentre uscivo dal mare, contratto in una maschera di dolore, E. dall'asciugamano mi scattava simpatiche foto, convinta, forse, che le mie smorfie fossero espressioni standard di gaudio e letizia (nota: ripensare dalle basi la propria mimica facciale). Mi sono sdrajato e ho iniziato a manifestare verbalmente il mio dolore, dopodiché ci siamo accorti CHE STAVO SANGUINESCION. Tutti i presupposti per una tragedia medica, ma devo dire la verità, caro diario: sia E. che J. non mi prendevano minimamente sul serio. Non che non si curassero di me, anzi; ma ogni loro gesto, anziché essere caratterizzato da affetto e preoccupazione, era intriso di scherno e sufficienza, quasi mi sapessero affetto da Sindrome di Münchhausen.

I due mi hanno curato la ferita a loro modo: buttandoci sopra dell'acqua e, senti questa, sollevandomi la gamba, forse allo scopo di farmi defluire il sangue verso il cervello, così da far cessare il mio delirio. La tragedia aveva assunto una patina comica: io volevo piangere, ma la situazione era così ridicola, stupida e imbarazzante che i miei conati di pianto si trasformavano in risate isteriche.

Ma io soffrivo, caro diario, eccome se soffrivo! Il dolore si irradiava dalla ferita alle parti contigue del piede e io, nonostante i miei due anni di danza classica, non riuscivo nemmeno ad accennare una mezza punta, segno evidente che il piede stava arrivando alla paralisi totale e avrei dovuto subire un'amputazione. Quelli sembravano vagamente poco coinvolti nella mia sofferenza, tanto che a un certo punto hanno aperto due sacchetti di patatine e, siccome mi trovavo in mezzo a loro, mi hanno poggiato i loro snack sulla pancia, dicendo: “Almeno servi a qualcosa.”

Pensavo non fosse giusto rovinare la gita dei miei amici, oltretutto durante la settimana lavoratori e non contesse-miseria come me, quindi volevo evitare di dirottare la nostra escursione verso il più vicino ospedale. Poi mi sono reso conto che:

  1. la spiaggia faceva schifo;

  2. il mare faceva schifo ed era infestato da creature demoniache;

  3. volevo morire dal dolore e dalla paura e solo coinvolgerli nella mia pena mi avrebbe fatto sentire meglio.

Quindi ci siamo recati al bar dello stabilimento balneare, dove io, diventato di colpo bambino ancora nella fase della lallazione, ho spinto i due a spiegare l'accaduto a una simpatica barista, che solo guardando la mia faccia di disperazione ha decretato colpevole il pesce-ragno e, invece che farmi trasportare al Centro Grandi Offesi da Nettuno di Saint-Tropez, mi ha somministrato una bacinella di acqua bollente salata.

Anche lì, caro diario, i due si burlavano di me perché non riuscivo a inserire il piedino nell'acqua incandescente. Fortunatamente tutta la famiglia di baristi è venuta a ristabilire l'equilibrio XY della mia persona facendo notare ai miscredenti che la settimana scorsa un “omone” di cinquant'anni era arrivato in lacrime al bar per colpa della puntura del perfido trachinide. E io, scricciolo in boxer viola delavé, che trattenevo le lacrime e scherzavo sulla mia sventura coi passanti! Il signor padre barista, però, ha deciso di farmi passare di nuovo per pavido pagliaccio quando ha detto che, essendo il calore un antidoto al veleno del pesce, incendiare la ferita sarebbe stata la soluzione migliore. Non so, caro diario, sarà che non mi vedo molto flambé ultimamente, ma chissà perché ho lasciato correre la proposta...


Ora che il pericolo è passato, non ho ancora ben capito quale fosse lo scopo recondito di questo accadimento.

Farmi capire che la vita va vissuta a pieno e che, se avessi uno stipendio vero e sostanzioso, potrei recarmi in mari ben più limpidi e sicuri? (NB: i baristi, simpaticissimi, per carità, si vantavano del fatto che i pesci ragni si dice siano soliti infestare i mari puliti, motivo per cui la loro palude adriatica era stata insignita della Bandiera Blu. Inutile dire che stavo per prorompere in un commento, un suggerimento sul dove infilare la bandiera, che avrebbe interrotto l'idillio in un secondo.)

Farmi capire che devo indossare i sandali e nascondere questi piedi che mi ritrovo (ovviamente rovinati dalle massacranti ore di danza classica a cui mi sottopongo)?

O forse, più concretamente, farmi capire che ogni insulsa disgrazia, ogni avvenimento risibile e insensato che si scontra con la mia esistenza non ha altro senso che  non sia il puro e semplice scopo di essere cantato in guisa di gesta di adorabile cretino?



24 aprile 2010

Rip off the roof and stay in bed (It's raining men!)

La redazione di JSP, in questa umida notte del 24 aprile, se ne sta a letto a guardare FlashForward, ma è ossessionata da un pensiero: questa serie è così pregna di americanismi, americanate e ammerigani che a nessuno degli autori è venuto in mente di porre la domanda del secolo al centro del mosaico: il 29 aprile 2010 starà ancora fastidiosamente piovendo o potremo girare, come sicuramente iddio aveva originiariamente previsto, in hot pants e pattini infradito?

(Per inciso, Mark Benford/Joseph Fiennes è il personaggio più tronfio, più monolitico e più vicino per fattezze all'uomo di Neanderthal di tutta la mia esistenza seriale.)


(Nella foto, granito in corsa.)


19 marzo 2010

The bourgeoisie will get over it, look at me, I'm so over it, and you, you get over it, you do, you get over it in time

¡Non sia mai che il genere umano dimentichi un simile abominio!


Qualche minuto fa, mentre il bel JSP preparava pasta d'emergenza (con due tipi di paste differenti nel formato e nella marca) per mettere una toppa su tentativo disperato e prevedibilmente fallito di cucinare fettina sceltissima di bovino comprata per darsi arie di uomo e chef indipendente mentre le sue donne sono fuori a vivere la loro vita, nella spumeggiante trasmissione di Rai1 Ciak si gira Emanuele Filiberto, nel presentare un video a tematica "shoah" dell'immortale Don Backy, si scusa, con ritardo attribuibile soltanto a questioni meramente anagrafiche, con italiani, in quanto discendente dei Savoia, per firma che bisnonno aveva apposto su leggi razziali.
Varie le reazioni: mentre Pupo e l'eminente Cristiano Malgioglio si sentono di fare complimenti a Emanuele Filiberto per coraggio di porgere proprie scuse, i più intransigenti Lamberto Sposini e Massimo Giletti trovano che scuse fossero semplicemente dovute, mentre il rigoroso Pupo sente necessità di sincerarsi che voti dati da giurati siano stati decisi solo su base di qualità artistica di nsieme di video e canzone e che non siano stati, invece, influenzati da impellenza di tematica. Tutti d'accordo, comunque, su bellezza video e su sua capacità di toccare animi trattando tematiche tanto importanti, così come è comune accordo su necessità di coltivare memoria.

Per non dimenticare: mai comprare carne costosa quando si può cucinare pasta all'olio.



17 febbraio 2010

Eres como el interior de una nave espacial abandonada, brillas por fuera, por dentro nada

Gentili lettori,

anche Jesuispop è arrivato al suo '900.
La parola si ribella davanti alla realtà.
Il mondo della semantica non trova più corrispondenze con quello esterno.
La tragicità dei fatti rifiuta di farsi mettere su carta (o altro supporto informatico).
Le bocche rimangono serrate nell'incapacità di esprimere il
loro messaggio.

QUESTO SANREMO È
UNAMMERDA.

La redazione di JSP è stata capace di produrre solo grugniti di fronte a tale orroroso spettacolo, tanta era la quantità di schifo che riempiva lo schermo.
L'impossibilità di dare un senso logico a questa risacca (perché nemmeno di tsunami si trattava, visto l'atmosfera comatosa) ci spinge a spargere degli appunti estemporanei, nella speranza che questi brandelli di disperazione vengano letti in un futuro non lontano e che siano d'insegnamento alle nuove generazioni.

  • Antonella Clerici è stata chiaramente chiamata a condurre il Festival cinque minuti prima della diretta, altrimenti non si spiega lo sguardo sperduto con cui fissava continuamente il gobbo elettronico.
  • Antonio Cassano, invece, stemperava sapientemente l'ingessatura della Clerici con delle catastrofi grammaticali che rendevano ancora più pregnante la sua intervista;
  • Che poi, Cassano come ospite... Quelli del Festival devono aver pensato: "Allora, possiamo invitare un calciatore bruttino ma simpatico oppure uno bono ma inutile. Quindi ne invitiamo uno ignorante, odioso e vittima della peste bubbonica.";
  • Valerio Scanu: "l'amore in tutti i luoghi [...] in tutti i laghi"; ma anche "in tutti i posti e a tutti i pasti". Risulta meno credibile del testo la possibilità che qualcuno abbia veramente concesso al cantante l'opportunità di farlo, l'amore;
  • Gai Mattiolo veste Antonella Clerici. Antonella Clerici, invece, veste calze contenitive e sandali rossi. Molto bene, una sessantenne "giovanile" sul palco e il pubblico si sente parte dello show;
  • In quanto a scelte molto attuali, Dita Von Teese col numero di burlesque e Susan Boyle. Perché non invitare anche i 5ive e i protagonisti di Beverly Hills 90210?
  • Il trio di Principe+Pupo+Tenore era molto random, ma mai abbastanza. Un'apparizione di Lady Gaga avvolta nella bandiera italiana avrebbe reso perfetta l'esibizione;
  • Antonella Clerici è sciolta e leggera come un pilastro di cemento armato; si muove, parla e scherza col peso specifico dell'uranio;
  • Toccante momento su Morgan. "La droga proprio non ci piace", dice Antonella Clerici convinta. Ma proprio no? Neanche un pochino per svegliare la serata?
  • Marco Mengoni, oltre a proporre canzoni orribili, oltre a farsi sempre pettinare da una parrucchiera senza mani, cerca tristemente di imitare Mika, con annesse mossette&faccette. Verrebbe da salire sul palco, prenderlo per la manina, portarlo fuori e spiegargli che già è ributtante l'originale, figurarsi una sottomarca;
  • Simone Cristicchi, sempre originale e bizzarro, cita Carla Bruni nella sua simpatica canzone. La Francia non ci ha ancora dichiarato guerra;
  • Malika Ayane ed Enrico Ruggeri condividono la caratteristica (affatto irritante!) di aggiungere a ogni vocale pronunciata un'altra vocale a caso. Partecipano l'una con Ricoumincio dau quia e l'altro con La noutte delle faute;
  • La parte più bella di questa serata erano le inquadrature sul pubblico che regalavano il volto impassibile, gelido e plastificato di Alba Parietti. Sarebbe bello se Sanremo da domani venisse commissariato e affidato a lei. E a Lady Gaga.
Di seguito, le tre esibizioni migliori in assoluto di Sanremo:







6 febbraio 2010

Se piove a dirotto, in tanti paesini, che faranno quei bambini? Per questo cantiamo pensando che loro per tetto hanno solo un coro

Bisogna sempre ricordare che ogni piccolo e apparentemente insignificante avvenimento della nostra vita, o anche quelli che ci passano accanto senza sfiorarci, può essere una gigantesca ed epocale lezione.

Per esempio, sabato sera, davanti a raccapricciante bambino-anziano che canta Ancora (comprensivo di "perché io da quella sera non ho fatto più l'amore senza te") in orribile programma condotto da tronfio obeso per famiglie, ci si illumina capendo che:

  • forse non è un proprio un male che l'Italia sia a crescita zero, se è questo che riusciamo a produrre coi nostri semini e i nostri ovetti;
  • volendo, quando apparirà su Youtube, le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali potranno impugnare il filmato e usarlo come prova schiacciante del fatto che spesso anche i genitori eterosessuali possono creare delle aberrazioni;
  • forse, però, è il genere umano stesso a essere arrivato alla degenerazione totale e qualunque sia la figura genitoriale, anche la coppia migliore, il risultato sarà sempre pericolosamente tendente verso disgustosi incroci tra nani e ugole ipertrofiche.
Grazie, terrificante bambino con l'apparecchio che canti di una vita sessuale che mai avrai.


23 gennaio 2010

Seems to me now that the dreams we had before are all dead, nothing more than confetti on the floor

Sarebbe molto più utile, nonché meno controproducente, se alla mezzanotte di Capodanno, invece che ululare come degli assatanati e cercare come belve affamate qualcuno del sesso di riferimento da baciare nella speranza che-, dicevo, sarebbe più utile se si venisse guidati a trascorrere questo momento di passaggio in solitudine, in compagnia di un video educativo ed evocativo, sobrio eppure festoso, sognante e al contempo disincantato.

Non ha senso buttarsi come degli invasati nel vortice di un anno nuovo senza essersi allontanati con affetto e distacco da quello vecchio. Ci vuole superiorità per lasciarsi dodici mesi alle spalle e affrontare quelli a venire con sguardo fiero e complice, perché è di cattivo gusto salutare qualcuno che arriva con urla e strepiti e fare il gesto dell'ombrello a chi va via.

Ci si accommiata da qualcuno con una stretta di mano, un abbraccio o un bacio. Niente questioni irrisolte, niente debiti, nessun rancore.
Il video di cui sopra viene mandato a mezzanotte del primo gennaio dalla televisione svedese.
Non è solo una questione genetica se sono tutti alti, biondi e felici, lì su.





20 dicembre 2009

What is this year's festive number one?





Fortunatamente il 2009 sta finendo, manteniamo la calma.


31 ottobre 2009

This last supper makes you even more beautiful, as if you were created by the master himself 'cause you consist of imploding energy, let me save you from your unbearable hell, hell, hell, hell. From your hell

Al pensiero e alla successiva vista di orde di genitori+bambini (nel pomeriggio) e di studenti e ggiovani o presunti tali in generale (la notte) che si riversano per le strade delle città, tutti intenti a festeggiare il per noi ormai imperituro rito di Halloween, intabarrati in mantelli da strega o stregone e, ancor più, coi capi coperti dagli immancabili copricapi da strega o stregone, – perché non oso pensare cosa i più arditi e stravaganti potrebbero arrivare a concepire come brillante travestimento per questa frizzante seratona della trasgressione –, be’, a questo pensiero ci si domanda d’improvviso e con vivo disappunto come mai quest’anno il Vaticano non abbia ancora esternato contro questa orribile, qui da noi, festa pagana, che dileggia gli assenti e il loro culto, che mira a sostituire una festività religiosa con una blasfema a tematica ad essa contigua, che vuole sradicare questo paese dalle sue origini cristiane e che svuota tutto ciò che è stato insegnato da anni e anni di visioni di telefilm con puntata speciale dedicata ad Halloween di ogni fascino e attrattiva per trasformarlo nell’ennesimo troiaio da sabato pomeriggio in centro. Amen.

E come al solito Borgo Natìo e la Barbagia, al di là della loro superficiale connotazione d’arretratezza, si rivelano inverosimilmente branchée e all’avanguardia, nel loro festeggiare i defunti col rito del pane e binu (pane e vino), in cui i bimbini vanno di casa in casa e chiedono “A no nde dais pane e binu?” (Ci date pane e vino? da dare poi ai morti, ndr) per poi ricevere schifezze varie, residuati di cioccolatini e caramelle dalle famiglie più sprovvedute (la mia, of course) e dindini. In alcuni paesi vicini a Borgo Natìo questa tradizione viene chiamata Su mortu mortu (il morto morto) o anche Su prugadorieddu (Il purgatorietto), a sottolineare la spensieratezza del gioco. Divulgo queste informazioni non a scopo peri-Pro Loco, ma per spingere tutti i devoti di Santa Romana Chiesa che passano per queste pagine, sicuramente tantissimi, a ricordare all’italiano medio (maschio, perché qui si parla solo del proprio orticello) che truccarsi maldestramente da zombie per vivere il brivido dell’oltretomba è superfluo, quando basterebbe avventarsi contro il primo JSP in transito verso la PAM per fare la spesa della tristezza (Nutella, una mozzarella low-cost e tonno) e baciarlo avidamente per assicurarsi di bruciare eternamente tra le fiamme dell’inferno.


7 ottobre 2009

When I grow up (to be a man)

Caro diario,
sapessi cosa mi è proprio successo stasera! Non lo sapessi? Ora te lo racconto proprio in questo momento!

Gnente, tornavamo da seratina in armonia con Bologna e l’universo tutto. Sorprese d’amore (altrui), kebab, McFlurry, regali di compleanno (altrui) da nascondere. Ci sentivamo giovani, belle e spensierate e pensevamo che il mondo ci appartenesse. 
Siamo rientrati a casa, ci siamo tolti i nostri golfini et giacche all’ultima moda e ci apprestavamo ad attaccarci al computer per cancellare in pochi secondi questi frammenti di socialità quando, con gelida voce di panico Carolona dice:
“Gigi, adesso, però, devi venire SUBITO qui…”

Gnente, c’era un pipistrello sulla parete della sala. Non puoi capire le risate, caro diario! Anche niente, volendo.Le fimmine si sono rintanate in cucina e hanno cominciato a strillare come delle disperate, tant’è che una a un certo punto si è sentita in dovere di bloccare l’altra dicendole: “Oh, ebbasta!”.

Gnente, io, che sarei l’uomo, ho preso la scopa e mi sono recato verso il pipistrello facendo lo spavaldo ma non sapendo da dove cominciare. Seguono, per fartela breve, primo colpo a pipistrello assestato male, pipistrello che comincia a volare guidato solo dal proprio panico, fimmine che urlano e ridono, pipistrello che va verso le fimmine che, terrorizzate, si rinchiudono nella loro panic room, Gigi che comincia a prendere bene la mira e colpire pipistrello mentre in volo e a condire i colpi con versi di orrore e disperazione. Poi vorrai sapere che il vicino di casa, che già aveva la reputazione appesa a un filo, si è sentito in dovere di uscire dal suo nido, dare consigli con una certa sicumera, ma, pur sollecitato, non avvicinarsi nemmeno di un millimetro per aiutare. Quando si dice “scavarsi la fossa con le proprie mani”, eh, caro diario?
Comunque all’ennesimo colpo pipistrello tramortito cade su stenditoio pieno di panni. Io ho toccato col viso mio duttile tutte le sfumature dello schifo, coinquiline urlavano e stavano per farsi pipì addosso da esilarescion. Poi pipistrello sparisce. Ansia. Lo ritroviamo attaccato a mio asciugamano appena lavato e là arriva mio colpo di genio che spiega che studiare la storia è importante.
Come uccidevamo le blatte in Casa Saffo? Col Vetril, bravo, caro diario!
Ecco, vista la stazza dell’intruso, si è ritenuto opportuno spruzzargli addosso del LysoForm: pipistrello cade a terra in preda agli spasmi, io lo copro con asciugamano che trascino verso uscita di casa. Poi sfogo paura repressa con forsennati colpi di scopa su asciugamano (e di conseguenza su pipistrello). Adesso arriva la parte più difficile. Bisogna raccogliere asciugamano e supposto cadavere e buttarlo dentro una busta. Tutti danno consigli dai loro bunker atomici, allo stesso modo in cui l’Italia è un paese di allenatori della Nazionale, ma io, caro diario, forte della leadership acquisita, intimo alle fimmine di avvicinarsi e tenermi almeno aperta la busta. Loro, colpite dalla mia risolutezza, si avvicinano e, pavide ma sicure, tengono la busta, io ci butto dentro fu-pipistrello e – devo dire la verità, emettendo qualche verso di ribrezzo di troppo –, vado a buttare ciò che resta del nostro incubo nel cassonetto.

Gnente, non voglio darmi delle arie, ma le fimmine, soprattutto Carolona, sono in visibilio, mi ringraziano, mi dicono che non avrebbero saputo cosa fare senza di me, mi adorano, mi guardano con gli occhi dell’amore e sentono di poter rimanere in casa ad allattare i figli e preparare la cena perché là fuori c’è qualcuno che le protegge.
Che esagerate, caro diario! Solo perché ho ucciso una bestiolina cento volte più piccola di noi non vuol dire che sono diventano un macho, vero? Mi sento sempre il semplice ragazzetto di una volta, niente di più, niente di meno.
Adesso, però, non offenderti: devo proprio lasciarti perché devo andare a squartare un bue a mani nude per sfogare l’eccesso di testosterone.

Dolci bacetti,

JSP

PS-> Il resto del racconto lo puoi trovare su maski-virili.com, comunque.




 

Ultime cose
Il mio profilo

JSP



me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

   
sfoglia     giugno